Il corno
Anche se il corno attuale è assai dissimile da quello di un tempo, al quale forse può essere accostato solo nel timbro, si tratta, insieme al flauto, di uno degli strumenti più antichi, ricavato dai primitivi da corna di animali, ed utilizzato per fare segnali di caccia, di guerra, di richiamo. Non a caso, in epoche successive, venne chiamato “tromba da caccia” o “corno naturale”. In seguito furono costruiti corni in avorio, in metallo, in legno e in bronzo. Oggi esistono corni in ottone o in nichel, con il tubo originario, lungo m. 3,80 circa, avvolto in più giri, e con tre pistoni per modulare le varie note. E’ lo strumento maggiormente dotato di armonici e di estenzione e si amalgama facilmente con tutti gli altri.
A Castagneto fece già parte della prima banda, e vantò poi autentici specialisti. Dato il carattere “serio” della musica da eseguirsi con il corno, oggi sembra meno seguitu dalle giovani generazioni, che preferiscono strumenti più adattabili ad orchestrine moderne. Tale tendenza è rilevabile anche in questa elencazione cronologica:
Pietro Moretti (1822/1905), Francesco Pulciani (1825/), Antonio Arrighi (1833/1878), Cammillo Maggi (1834/1862), Antonio Berni (1834/), Giuseppe Picchiotti (1836/1884), Siro Marchi (1838/1914), Guido Pacini (1840/), Emilio Ambrogi “Stelluccio” (1857/1889), Severino Fazzini (1861/1941), Giosaffatte Lunardi (1888/1984), Efisio Betti (1889/1953), Vittorio Macchi (1896/1972), Silvio Batistoni (1911/1996), Rino Granchi (1916/), Amilcare Barsotti (1920/viv.), Aldo Scappini (1921/1962), Lido Cianchi (1923/viv.), Alfonso Bezzini (1939/viv.), Loano Panieri (1946/viv.), Enrico Pierini (1948/viv.), Abdon Fabbri (1954/viv.)
Tra i citati suonatori, si ricordano vari personaggi di rilievo:
Di Emilio Ambrogi, degli Ambrogi del Mosaico, chiamato “Stelluccio”, si diceva che fosse una grande promessa; purtroppo esauritasi a soli 32 anni sotto una trebbiatrice.
Giosaffatte Lunardi, “il Giusa”, fu famoso, oltreché come cuoco e ribottiere, come membro del sestetto di capodannoi (vedere). In precedenza, da militare, era scampato per miracolo al terremoto di Messina e fu poi reduce dalla guerra di Libia.
Tra gli altri cornisti, si ricorda Guido Pacini, domiciliato a Bolgheri, che frequentava la banda di Castagneto, poi, quando sorse quella di Bibbona, preferì recarsi a Bibbona, finché se ne persero le tracce. Aldo Scappini, “Rocchiccioli”, iniziò come cornista ma fu noto soprattutto come violinista, mentre Abdon Fabbri, diplomato in corno all’Istituto Mascagni di Livorno, è l’attuale maestro della corale “G. Vannucchi” di Castagneto.